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Archivio per la categoria ‘Racconti’

Gli otto bisogni fondamentali e desideri naturali di un essere umano

31 marzo 2008

tratto dalla sesta lettera dalla Kirghisia di Silvano Agosti

Potete fermare un qualsiasi cittadino kirghiso che vi passa accanto e vi dirà in pochi minuti quelle informazioni che consentono all’essere umano e alla società di funzionare bene.

“Per funzionare bene il corpo umano deve innanzitutto saper dormire, il che non significa solo andarsene a letto e chiudere gli occhi. Esiste una vera e propria cultura del sonno.
Dopo aver dormito bene, ogni essere umano deve saper mangiare, evitando di introdurre nell’organismo una qualsiasi sostanza estranea ai suoi reali bisogni.
Poi deve saper lavorare, ma, come ormai qui da noi tutti fanno, lavorare il meno possibile, non più di tre ore al giorno.
Ogni giorno deve saper imparare, qualsiasi cosa, ma sempre collegata al desiderio di conoscere, semplicemente come nutrimento della personalità.
Deve saper dare, perché dare non è solo uno dei massimi piaceri ma anche un meccanismo di rinnovamento del pensiero e della personalità.
Poi deve saper creare, lasciando una traccia di se’ e della propria unicità, come dice il nostro poeta kirghiso: “c’è qualcosa di più sottile e profondo che voltarsi continuamente a contemplare il cammino percorso, il cammino sul quale, se non si sono lasciate tracce, si è persa per sempre la vita”.
Poi deve saper amare e saper fare l’amore, arte qui da noi prima affidata al caso e conosciuta solo superficialmente, ora divenuta materia di dialogo e di conoscenza.
Infine è fondamentale saper vedere quel velo di mistero che copre ogni cosa. Ovvero saper guardare gli oggetti e le persone che ci circondano ogni giorno, come se li vedessimo per la prima volta”.
Questi sono dunque gli otto bisogni fondamentali e desideri naturali di un essere umano che, una volta soddisfatti, garantiscono a chiunque una stabile serenità.

Racconti

Ballate come se nessuno vi guardasse

28 febbraio 2008

di  Daisaku Ikeda

Siamo convinti che la nostra vita sarà migliore quando saremo sposati, quando avremo un primo figlio o un secondo, poi ci sentiamo frustrati perchè i nostri figli sono troppo piccoli, per questo o per quello e pensiamo che le cose andranno meglio quando saranno cresciuti, in seguito siamo esasperati per il loro comportamento da adolescenti. Siamo convinti che saremo più felici quando avranno superato questa età. Pensiamo che ci sentiremo meglio quando il nostro partner avrà risolto i suoi problemi, quando cambieremo l’auto, quando faremo delle vacanze meravigliose, quando non saremo più costretti a lavorare. Ma se non cominciamo una nuova vita piena e felice ora, quando lo faremo? Dovremo sempre affrontare delle difficoltà di qualsiasi genere. Tanto vale accettare questa realtà e decidere di essere felici, qualunque cosa accada. Alfred Sousa dice: “Per tanto tempo ho avuto la sensazione che la mia vita sarebbe presto cominciata, la vera vita! Ma c’erano sempre ostacoli da superare strada facendo, qualcosa di irrisolto, un affare che richiedeva ancora tempo, dei debiti che non erano stati ancora regolati. In seguito la vita sarebbe cominciata. Finalmente ho capito che questi ostacoli erano la vita”. Questo modo di percepire le cose ci aiuta a capire che non c’è un mezzo per essere felici ma la felicità è il mezzo. Di conseguenza, gustate ogni istante della vostra vita e gustatelo ancora di più perchè lo potete dividere con una persona cara, una persona molto cara, per passare insieme dei momenti preziosi della vita e ricordatevi che il tempo non aspetta nessuno. Allora smettete di aspettare di finire la scuola, di tornare a scuola, di perdere cinque chili, di prendere cinque chili, di avere dei figli, di vederli andare via di casa. Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi, di divorziare. Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina, di avere la nuova macchina o una casa nuova. Smettete di aspettare la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno. Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente e decidete che non c’è momento migliore per essere felici che il momento presente. La felicità e le gioie della vita non sono delle mete ma un viaggio.

Un pensiero per oggi: lavorate come se non aveste bisogno di soldi; amate, come se non doveste soffrire; ballate, come se nessuno vi guardasse

Racconti

Racconto caldo e dolce dei caldodolcidolci

30 novembre 2007

Una volta, tanto tempo fa, vivevano delle persone molto felici. Si chiamavano Timoteo e Margherita e avevano due bambini, Carlotta e Valentino. Erano molto contenti e avevano tanti amici.
Per capire fino a che punto erano felici, bisogna sapere come si viveva a quei tempi. Ogni bimbo riceveva alla nascita un sacco pieno di caldodolcidolci. Non posso dire quanti ce ne fossero nel sacco perché non si potevano contare. Erano inesauribili. Quando una persona metteva la mano nel suo sacco, trovava sempre un caldodolcedolce.
I caldodolcidolci erano molto apprezzati. Ogni volta che qualcuno ne riceveva uno, si sentiva caldo e dolce dappertutto.
Quelli che non ne avevano regolarmente finivano per star male e poi si raggrinzivano tutti. A volte ne morivano persino.
A quei tempi era molto facile procurarsi un caldodolcedolce. Quando qualcuno ne aveva voglia, ti si avvicinava e ti domandava “vorrei un caldodolcedolce!”
Tu infilavi allora la mano nel tuo sacco per tirarne fuori un caldodolcedolce della grandezza di una mano di bambina.
Appena il caldodolcedolce era alla luce, cominciava a sorridere e ad espandersi in un grande caldodolcedolce. Allora tu lo posavi sulla spalla, sulla testa o sulle ginocchia, ed egli si appallottolava carezzevolmente contro la pelle dando delle sensazioni calde e molto piacevoli in tutto il corpo.
Le persone non la finivano mai di scambiarsi caldodolcidolci e, siccome erano gratuiti, se ne potevano avere quanti si voleva. Improvvisamente, quasi tutti vivevano felici e si sentivano caldi e dolci.
Ho detto “quasi” perché qualcuno non era contento di vedere che le persone si scambiavano dei caldodolcidolci. Era la malvagia strega Belzefa. Lei era molto arrabbiata.
Le persone erano tutte così contente che nessuno comprava più i suoi filtri né le sue pozioni.
Ella decise che questo doveva finire e immaginò un piano molto cattivo.
Una bella mattina, Belzefa si avvicinò a Timoteo e gli parlò all’orecchio mentre lui stava guardando Carlotta e Margherita.
Gli sussurrò: “Vedi tutti i caldodolcidolci che Margherita dà a Carlotta? Sai, se continua così non ce ne saranno più per te!” Timoteo si meravigliò: “Vuoi dire che non ci saranno più caldodolcidolci nel nostro sacco ogni volta che ne vorremo uno?” “Certo, rispose Belzefa, quando non ce ne sono più, non ce ne sono più”.
E se ne andò sghignazzando sulla sua scopa. Timoteo prese tutto ciò molto sul serio e ormai, quando Margherita faceva dono di un caldodolcedolce a qualcun altro, aveva paura che non ne restassero per lui. E se la strega avesse avuto ragione? A lui piacevano molto i caldodolcidolci di Margherita e l’idea che gli potessero mancare lo inquietava profondamente e lo faceva anche arrabbiare.
Si mise a sorvegliarla perché lei non sprecasse i caldodolcidolci dandone troppi ai bambini o a chissà chi.
Poi cominciò a lamentarsi ogni volta che Margherita dava un caldodolcedolce a qualcuno che non era lui.
Siccome Margherita lo amava molto, smise di offrire caldodolcidolci agli altri e li tenne tutti solo per lui.
I bimbi vedevano tutto ciò e pensavano che non era davvero bene rifiutare dei caldodolcidolci a chi te li domandava e ne aveva voglia. Ma anche loro cominciarono a fare molta attenzione ai loro caldodolcidolci. Sorvegliavano i loro genitori con attenzione e quando li trovavano a dare troppi caldodolcidolci ad altri si lamentavano. Erano seccati all’idea che i loro genitori sprecassero i caldodolcidolci.
La vita era proprio cambiata! Il piano diabolico della strega funzionava! Avevano un bel trovare dei caldodolcidolci ogni volta che ficcavano la mano nel sacco, ugualmente lo facevano sempre meno e diventavano sempre più avari.
Ben presto tutti notarono la mancanza dei caldodolcidolci e si sentirono meno caldi e meno dolci. Le persone smisero di sorridere, di essere gentili, alcuni cominciarono a raggrinzirsi.
A volte morivano persino per la mancanza di caldodolcidolci. Andavano sempre più spesso a comprare filtri e pozioni dalla strega. Sapevano che non serviva a niente, ma non avevano trovato nient’altro!
La situazione diventava sempre più grave. Peraltro, la cattiva Belzefa non voleva che le persone morissero. Da morte non potevano comprarle più nulla.
Allora preparò un nuovo piano. Distribuì a ciascuno un sacco che rassomigliava tanto al sacco dei caldodolcidolci, solo che era freddo mentre quello dei caldodolcidolci era caldo.
In quel sacco, Belzefa aveva messo dei freddipungenti. Questi freddipungenti non rendevano quelli che li ricevevano caldi e dolci, ma, al contrario, freddi e arcigni.
Tuttavia erano sempre meglio di niente. Impedivano alle persone di rattrappirsi.
Da allora, quando qualcuno diceva “Vorrei un caldodolcedolce” quelli che temevano di esaurire la loro riserva di caldodolcidolci rispondevano: “Non le posso dare un caldodolcedolce, vuole invece un freddopungente? ”
A volte, due persone si incontravano pensando che si sarebbero scambiate dei caldodolcidolci, ma una cambiava improvvisamente idea e alla fine si davano solo dei freddipungenti.
Da allora le persone non morivano quasi più, ma i più erano malcontenti, avevano freddo ed erano arcigni. La vita divenne ancora più difficile!
I caldodolcidolci che all’inizio erano disponibili come l’aria che si respira, divennero sempre più rari. Le persone avrebbero fatto qualunque cosa per averli.
Prima dell’arrivo della strega, si riunivano spesso in gruppetti per scambiarsi caldodolcidolci, per farsi piacere senza tenere il conto, senza preoccuparsi di chi offriva e di chi riceveva più caldodolcidolci.
Dopo il piano di Belzefa, essi stavano in coppia e conservavano i caldodolcidolci l’uno per l’altro.
Se si sbagliavano e offrivano un caldodolcedolce ad un’altra persona, si sentivano colpevoli, sapendo che il loro compagno ne avrebbe sentito la mancanza.
Coloro che non trovavano nessuno disposto a regalar loro dei caldodolcidolci erano obbligati a comprarli e dovevano lavorare ore e ore per guadagnare tanto da poterli comprare.
I caldodolcidolci erano diventati così rari che alcuni si prendevano dei freddipungenti che, loro, erano infiniti e gratuiti.
Li ricoprivano di piume morbide per nascondere i pungiglioni e li facevano passare per caldodolcidolci. Ma questi falsi caldodolcidolci complicavano le cose.
Per esempio, quando due persone si incontravano e si scambiavano dei falsi caldodolcidolci, si aspettavano di sentire un dolce calore e si rallegravano anticipatamente e, invece, si sentivano malissimo. Siccome erano convinte di essersi scambiate dei veri caldodolcidolci, nessuno ci capiva più niente!
E certo! Come capire che queste sensazioni sgradevoli erano provocate dai freddipungenti, camuffati da caldodolcidolci?
La vite era molto triste!… Timoteo si ricordava che tutto ciò era cominciato quando Belzefa gli aveva fatto credere che quando meno se lo fossero aspettati avrebbero trovato i loro sacchi di caldodolcidolci disperatamente vuoti.
Ma sentite che cosa successe. Una giovane donna gaia e rigogliosa, dalle forme generose, arrivò un giorno in quel triste paese.
Sembrava che lei non avesse mai sentito parlare della strega cattiva e distribuiva con abbondanza i suoi caldodolcidolci senza aver paura di restare senza.
Ne dava per niente senza neppure aspettare che glieli chiedessero.
Le persone la chiamavano Giulia Doldolce, ma alcuni la disapprovavano perché insegnava ai bambini a dare dei caldodolcidolci senza aver paura di restare senza.
I bimbi l’amavano molto perché con lei stavano bene. Anche loro si misero a distribuire di nuovo dei caldodolcidolci come avevano voglia di fare.
I grandi erano preoccupati e decisero di fare una legge per proteggere i bimbi e impedir loro di sprecare i loro caldodolcidolci. Questa legge diceva che era vietato distribuire dei caldodolcidolci a destra e a manca.
Malgrado la legge, molti bimbi continuarono a scambiarsi caldodolcidolci ogni volta che ne avevano voglia o quando qualcuno glieli chiedeva.
E siccome c’erano molti, molti bambini, tanti quasi quanto gli adulti, sembrava che i bambini potessero averla vinta loro.
In questo momento non si sa ancora come andrà a finire…

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Andare di fretta

31 ottobre 2007

di Joseph Goldstein

Passiamo la maggior parte delle giornate presi nel vortice delle attività, del lavoro, dei rapporti, delle conversazioni e molto raramente ci fondiamo nella consapevolezza del corpo. Ci perdiamo nei pensieri, nelle sensazioni, nelle emozioni, nelle nostre storie, nei progetti. Potete fare una verifica molto semplice di questo stato di dispersione prestando attenzione ai momenti in cui vi accorgete di andare di fretta. Andare di fretta non ha a che fare con la velocità. Si può andare di fretta muovendosi piano e si può andare di fretta movendosi rapidamente. Si va di fretta quando ci si sente come se ci si precipitasse in avanti. La mente corre davanti a noi; è là fuori dove vogliamo arrivare, invece di stare qui, dentro il corpo. La senzazione dell’andare di fretta è una buona verifica. Ogni volta che non siamo presenti a noi stessi, proprio in quel momento, in quella stessa situazione, dovremmo fermarci e fare alcuni respiri profondi, ritornare nel corpo, sentirci seduti, avvertire i passi che facciamo, stare nel corpo. Il Buddha al riguardo fece una dichiarazione molto forte: «La consapevolezza del corpo conduce al nirvana». Questa consapevolezza non è una pratica superficiale: la consapevolezza del corpo ci mantiene presenti.

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